
La spiaggia era lunga e deserta. Il mare si muoveva come una prateria e il cielo profumava di lavanda. Dall’alto, il sole posava il suo sguardo caldo e indifferente. Sul confine tra sabbia e acqua stava la bambina. A uno sguardo distratto sarebbe potuta sfuggire. Solo un altro tronco portato a riva dal mare.
Ma lei era lì, eccome. Perfettamente immobile, i piedi nell’acqua, la testa inclinata, gli occhi di carbone scintillanti, i capelli neri che le scendevano lungo la schiena. Eccola lì, con i gabbiani che gridavano al cielo e tracciavano geometrie sopra di lei.
“Pequeña, ven! Sei rimasta là fuori troppo a lungo.”
Col passare degli anni, la ragazza pensa spesso al mare. La chiama quando cammina tra gli edifici taglienti della città, dentro gli eleganti hotel e ristoranti. Lo sente quando indossa le scarpe col tacco; mentre stringe a sé il figlio; quando fa l’amore con suo marito. A volte dimentica, ma mai per molto.
E il tempo passerà. L’anziana si ritrova in un letto d’ospedale. Abbassa lo sguardo negli occhi di carbone di un’altra bambina, così simili ai suoi. Sposta i lunghi capelli della piccola e le sussurra all’orecchio ciò che il mare le insegnò tanti anni prima.
A cura di: Maia
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