
Si svegliò tardi con un mal di testa pulsante e il lampeggiare ritmico della luce blu del suo telefono. Cinque like e un dislike. Un dislike! La sua mattinata era rovinata. Si chiese se fosse per il nuovo taglio di capelli, ma poi scartò l’idea. Era l’ultima moda; lo facevano tutti. Non poteva essere quello.
Si guardò allo specchio. Il suo viso paffuto la fissava di rimando, ma non era preoccupata; un viso paffuto e’ un problema facile da risolvere. Il suo filtro per le dirette le avrebbe snellito la mascella e scurito il tono della pelle, un’estetica dai “toni della terra” era in voga questa settimana. La sua pelle naturale era troppo pallida per la Top 5. Conosceva le metriche; da qui, il filtro.
Il team le aveva procurato un fidanzato per la settimana, selezionandolo da un bacino di centinaia di candidati. Avrebbero fatto una diretta insieme più tardi. In post-produzione, avrebbe reso la voce leggermente più profonda per sembrare più “affidabile”. Il tecnico del suono si sarebbe occupato delle frequenze.
La sua routine mattutina era un’opera d’arte. Era stata votata “MIGLIOR ROUTINE MATTUTINA” nella categoria 12-15 anni per due anni consecutivi. La telecamera era nascosta dietro lo specchio del bagno, e la riprendeva mentre si lavava i denti. A volte cantava sotto la doccia, non troppo bene, non troppo male. Non bisogna mettersi troppo in mostra. Alla gente non piace.
Coltivava la propria mediocrità con ferrea disciplina. Era la sua arma segreta. Non era troppo divertente, quel tanto che bastava per strappare un sorriso facile. Evitava tutto ciò che fosse difficile o profondo. Non vuoi certo far pensare nessuno.
La sua giornata era pianificata al minuto. Non puoi inventarti le cose strada facendo; è il modo più veloce per precipitare in CLASSIFICA. Devi vivere deliberatamente.
La mattinata era dedicata alle “attività”, giocare con il cane, per esempio. I suoi ascolti salivano sempre quando lo faceva. Ma queste cose sono effimere; prima o poi il pubblico si stancherà del cane. Dovrà farlo uscire di scena. Magari un “tragico incidente” o una scomparsa. Le tragedie sono eccellenti per l’algoritmo. Per ora, però, lo coccolava come se non ci fosse un domani. Lo chiamava Fluffy, la scelta numero uno del focus group. Ogni dettaglio conta.
A pranzo, avrebbe messo in scena l’arco narrativo della perdita di peso. Il copione standard: la lotta, la ricaduta, il “percorso”. Magari indursi il vomito? Sicuramente delle lacrime. Aveva il collirio pronto nel suo kit.
Il pomeriggio era altrettanto denso. Era allora che si sarebbe sviluppata la “relationship”. Forse una rottura oggi, forse no. Tutto dipendeva dalla reazione del pubblico in diretta. C’erano un sacco di altri accessori, altri fidanzati, in attesa dietro le quinte.
Le serate erano dedicate alla chat. Quella era la parte più insidiosa: mantenere un tono leggermente informale. Doveva farla sembrare una cosa intima senza mai dire nulla di veramente personale. Soprattutto, si teneva alla larga dalle questioni di sostanza. Se dici qualcosa di controverso, qualcuno è destinato a non essere d’accordo. Il disaccordo è pericoloso. Non è complicato, gente.
Prima di andare a letto, controllò la Classifica un’ultima volta. Aveva scalato una dozzina di posizioni solo nell’ultimo anno. Non era una prestazione eccezionale, ma di tutto rispetto.
Mentre chiudeva gli occhi, provò un profondo senso di serenità. Questa era la vita per cui aveva lavorato così duramente. Tanto valeva godersela.
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