
La polvere era spessa sul sentiero. Il sole era basso. Il fiume era lontano, ma la casa era calda e sapeva di tabacco e di uomini. Maria camminava coi fianchi rigidi. Segni rossi le stavano sulla schiena, in basso. Nelle cosce aveva un calore sordo e pesante.
Il fiume correva forte. Freddo. Si spezzava sulle pietre grigie della secca e faceva un rumore come vento tra le foglie. Maria si sedette su una pietra piatta e si tolse gli stivali. Entrò nell’acqua. Fredda da far male alla pelle. Bene. La corrente le tirava alle caviglie, come per portarla via, ma lei restò ferma. Al fiume non importavano la casa né i soldi. Andava.
Tirò fuori dalla tasca un pezzo di sapone grigio e cominciò a lavarsi. Prima le gambe. Poi il resto. Acqua fredda sulla pelle. In fretta. Forte. Un martin pescatore si buttò nella pozza vicino alle canne. Colpì l’acqua secco e risalì senza niente. Poi andò su un ramo alto ad aspettare ancora. Maria lo guardò e si strofinò finché la pelle non diventò rosa e il sapone non finì.
Si sedette sulla riva ad asciugarsi. Una farfalla gialla si posò su un tronco marcio, bagnato, portato dalla corrente, vicino ai suoi piedi. Apriva e chiudeva le ali. Viva contro il marcio. Restò lì un momento, a cercare qualcosa nella rovina, poi una raffica la prese. Troppo leggera per resistere. La portò verso gli alberi scuri e sparì.
Veniva il freddo della sera. Si rimise il vestito. La stoffa era umida e le stava addosso come un secondo sudore, ma era pulita. Tornava la faccia da lavoro. La maschera andava al suo posto. Guardò il fiume un’ultima volta. Più scuro, adesso. Si portava via la melma, la schiuma e i ricordi del pomeriggio verso il mare. Il fiume restava pulito perché si muoveva. Lei non poteva fermarsi.
Riprese il sentiero. La salita le accorciò il fiato. La casa apparve tra gli alberi, con la luce del portico come una macchia gialla nel cielo viola. Le falene si ammucchiavano attorno alla lampadina, battendo contro il vetro con colpi morbidi e ciechi.
Gli uomini erano lì. In fila vicino alla staccionata. Appoggiati al legno o a guardarsi l’orologio. Il Fornaio, che sapeva di farina e di sudore vecchio. L’Impiegato, con gli occhi nervosi, che guardava sempre gli stivali.
E il Giovane.
Camicia bianca pulita. Capelli tirati indietro con l’acqua. Vide Maria salire dal sentiero e fece un passo avanti. In faccia aveva qualcosa di immaginato. La guardava come se avessero un segreto. Come se fosse lui a portarla via dal fiume, dalla casa, dalla polvere. Stava lì come se il suo amore potesse reggere.
Maria lo guardò. La camicia bianca. La speranza negli occhi. La farfalla gialla sul legno marcio.
Nessuna cattiveria. Nessun odio. Solo il peso della notte che ricominciava.
Fece un cenno passando davanti alla fila. Lui sorrise. Un sorriso rapido, già incrinato. Pensava che avrebbe tenuto.
Voleva dire soltanto che era il suo turno.
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